Mi Sono Sbagliato
Un rapporto di parentela in cui si nascondono tensioni dovuti alla mancanza di comunicazione.
Mi sono chiesto per quale motivo
nella tua vita non trovavo voce
e tutto quanto sembrasse imbandito
per una cena cordiale e veloce.
Ho ricevuto sorrisi sagaci
nell’apparenza di esser parente,
son stato oggetto di frasi vivaci
nell’occultare il non essere presente.
Mi si diceva di essere cordiale,
ma nel mio cuore sentivo rancore,
ci si vedeva soltanto a Natale,
avrei voluto accorciare le ore.
Non c’era colpa che fosse sentita
nei nostri cuori tenuti distanti,
sembrava esser così la nostra vita,
chi aveva impegni e chi stava sui banchi.
Quando si passa come ombra vivente
non si lascia traccia in nessuno dei cuori
e se poi cerchi d’essere presente,
perché vorresti non restare fuori,
trovi la forza di chieder aiuto,
ma le parole nascono diverse
e quando lieto rivolgi il saluto
quelle tue intenzioni vengon perse.
Quasi in difesa non chiedi l’abbraccio,
porgi la mano come conoscente,
e nel discorso mantieni il distacco
come se altro ti passasse in mente.
Perché la vita sembra complicare
ogni parola che implichi una scusa
e una persona vuole allontanare
ogni domanda che mostri un’accusa?
Fosse semplice non sarebbe bello
chiedersi scusa e procedere avanti,
condividendo con altri il fardello
dei molti nostri ricordi e rimpianti.
Sai, ogni volta che mi vieni in mente,
risento quel rancore prendere campo
e nel parlare di te alla gente
mi mostro sia vittima che poi santo,
ma dopo, solo, dentro casa mia
riscopro quei valori famigliari
finendo col pensare che tu sia
fra i miei errori più comuni e cari.
Allora sopraggiunge quel rimpianto
che mi sorprende rendendomi triste
perché non sono più seduto al banco
e nella vita erra chi più insiste.
Photo by Moira Garotta


